Erbe di campo


Le erbe di campo fanno parte delle specie vegetali che nel Medioevo, nel periodo del Monachesimo, rientravano tra i “semplici”, cioè tra quelle ritenute curative della medicina popolare; vengono usate oggi, come ieri, nella cucina locale, per la facilità di reperirle nei campi, nei prati e lungo le siepi. Si raccolgono in primavera, nel periodo del gran rinnovamento della Natura, quando i principi attivi in esse contenuti (sali minerali, proteine, vitamine, ecc.) hanno maggiore concentrazione balsamica. L’erba selvatica più nota è il “radicio de camp”, (detta anche “frantocio”, “radicio de camp”, “radicio col boton”), il Tarassaco o Soffione o Dente di Leone ( Taraxacum officinalis W.). Pianta erbacea perenne della quale si utilizzano in primavera le rosette di foglie basali in particolare crude in insalata. I prati con la fioritura si ricoprono di fiori di colore giallo dorato che si trasformano poi in frutti ad achenio riuniti in globi piumosi, i simpatici “soffioni” che fanno divertire i bambini. Le api bottinando questi fiori danno miele monoflora di Tarassaco. Altra pianta erbacea raccolta nei campi (infestante) e negli incolti è il Rosolaccio (Papaver rocas 1..), le “rosoline” che si trovano in primavera anche dai fruttivendoli e che si preparano sovente lessate come gli spinaci. Si utilizzano le rosette fogliari basali appena spuntate. I fiori, composti di quattro petali rosso porporino, ondeggiano in mezzo ai campi di frumento. Nelle zone erbose, nei campi, nei prati e al margine delle strade, crescono perenni gli “s-ciopeti” detti anche, per le foglie strette lacconate, “tajadee dea Madona” (Silene vulgaris ( Moench) Garcke). Sono pianticelle che emettono germogli primaverili eretti di colore grigio verde, come quelli dei garofani (appartengono alla stessa famiglia). I fiori hanno calici a forma di vescichetta ovale che, se schiacciati bruscamente, scoppiano come sacchetti di carta gonfiati d’aria. Le tre piante erbacee descritte si utilizzano in cucina nelle zuppe, nelle minestre, nei pasticci, nelle frittate; si lessano e si condiscono con l’olio d’oliva o si passano in padella con aglio e olio.




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